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Joe Barbieri - Musica e parole: un mood senza confini

Intervista a Joe Barbieri di Mauro Buonocore

Un'atmosfera inconfondibile che porta la musica oltre le frontiere, la svolta coraggiosa, il successo all'estero e la compagnia degli artisti più amati perché i compagni di viaggio si scelgono in un modo molto preciso, come diceva la mamma in napoletano verace. Joe Barbieri racconta le sue canzoni nella serata al Cotton Jazz Club Ascoli.

C'è un'atmosfera, nelle canzoni di Joe Barbieri, che le fa viaggiare per il mondo e che le fa suonare ed ascoltare oltre ogni confine naturale, geografico e musicale. Un'atmosfera che porta l'artista italiano a collaborare e confrontarsi con i musicisti che più ama, e che finiscono per innamorarsi della sua musica. Il suo Small Talk in Trio (con il pianoforte di Antonio Fresa e il contrabbasso di Giacomo Pedicini al fianco della voce e della chitarra di Barbieri) è un concerto che nasce dal desiderio di trovare un linguaggio intimo per le sue canzoni. "In fondo – racconta Joe – questa è la loro dimensione originale. È un tipo di concerto che facciamo da oltre dieci anni ed è la formula che secondo me fa emergere al meglio la musica, le parole, le pause, i silenzi: il rapporto che s'instaura con chi viene ad ascoltare è sempre molto profondo e intenso".

Questa la premessa alla serata ascolana del Cotton Jazz Club Ascoli, un'occasione abbastanza rara di ascoltare dal vivo le canzoni di Barbieri che da tempo ha deciso di fare pochi concerti, pochissimi in Italia.

"Sono un sostenitore accanito del mio Paese, soprattutto quando sono all'estero, ma devo dire che in Italia non sempre c'è la possibilità di suonare in posti ricchi di storia, con un pubblico musicalmente educato, e in cui c'è una maniera ricercata e curata di trattare gli artisti sia da un punto di vista sia tecnico che per quel che riguarda l'accoglienza, il clima, l'ambiente. Credo che sia meglio fare qualche concerto in meno, però scegliere i posti dove puoi trovare la dimensione giusta per te e per la tua musica".

In queste parole c'è nascosto molto del percorso musicale di Joe Barbieri, partito come forse chiunque vorrebbe: due dischi prodotti da un artista come Pino Daniele, due partecipazioni a San Remo e poi? E poi una svolta improvvisa, voluta e, oggi, decisamente riuscita.
"Tutta la prima fase della mia carriera è nata in un periodo in cui non avevo una grande autoconoscenza. Mi ci sono buttato, ho imparato molto, ho fatto esperienze molto importanti. Quando ti accorgi che non stai facendo quello che in realtà vorresti fare, la risposta che ottieni non è sempre felice. Ho capito che quella non era la mia strada, è nato un nuovo percorso di autoapprendimento e ho deciso di cambiare. È stato un grande bagno di umiltà, ho puntato sull'autoproduzione e i risultati sono stati caldi e immediati. In ogni posto in cui andavamo, si creava un bel legame con le persone, l'album passava di bocca in bocca e tutti i feedback che ricevevo erano benzina per alimentare il viaggio su queste nuove strade".

Una strada che in molti sognano ma Joe è la dimostrazione vivente e cantante che si può fare. "Bisogna avere le idee chiare – spiega – avere qualcosa da offrire e la consapevolezza di buttarsi in una cosa che è una specie di gara di resistenza. La pretesa di ottenere tutto e subito è facilmente disattesa, occorre grande pazienza e impegno. Nel mio caso, le dimostrazioni di affetto da parte del pubblico e di molti colleghi, si in Italia che all'estero, mi hanno dato grande coraggio".

Il coraggio di Joe Barbieri lo ha portato a infrangere barriere e a superare confini. Le sue canzoni e i suoi dischi hanno grande successo all'estero e sono pervasi di una contaminazione musicale che attraversa i generi in una fusione che ha incantato critica e pubblico.

"In passato, se non avevi il sostegno a tavolino di una casa discografica era difficile far arrivare la musica altrove. Oggi se hai un linguaggio che, attraverso il suono e la musicalità delle parole, riesce ad arrivare anche a chi non parla la tua lingua, riesci a entrare in contatto e in sintonia con un pubblico che sta oltre i confini tradizionali di un Paese o di un singolo genere musicale. A me è successo così, molte persone, in Giappone come in Francia, mi raccontano di percepire il senso delle mie canzoni pur non conoscendo il testo. È una questione di atmosfera, come se le parole passassero attraverso altri canali, un mood dentro il quale si fanno comprensibili oltre i confini che frequentiamo abitualmente".

La musica oltre le barriere, quindi, comprese quelle che si frappongono tra i diversi artisti. Joe è uno che va a cercarli, i suoi colleghi, soprattutto quelli che ama di più.

"Mia madre mi ha cresciuto dicendomi: «Fattélle cu chi è mieglie 'e te». Frequenta chi è migliore di te". E Joe ha seguito alla lettera questo consiglio cercando collaborazioni, a volte dando vita a meravigliosi duetti, altre volte riproponendo sue personali versioni di canzoni che ama e che gli rimangono in testa. "Gli artisti che più stimo sono quelli a cui propongo di collaborare. A volte forse punto eccessivamente in alto, ma quasi puntualmente i più grandi sono i più aperti e i più disposti ad ascoltare la tua proposta".
Qualche nome? Dai migliori interpreti jazz (Bollani, Bosso, per intenderci), alla musica latino americana (Omara Portuondo e Jorge Drexler), ai cantautori di razza pura (Gianmaria Testa). Il viaggio musicale di Joe Barbieri attraversa i generi e gli oceani ma cos'è che tiene insieme le sue canzoni? Qual è il filo conduttore che attraversa tutta la sua musica?
"Forse la totale nudità nello scrivere queste canzoni che sono spesso frutto di esperienze dirette e personali. L'esigenza di scrivere non è quasi mai astratta, prendo tanto da quello che penso, che sento, che vivo e lo metto nelle canzoni. Allo stesso modo mi offro durante i concerti. Forse è questo mettersi a nudo che tira fuori il mood di cui parlavamo prima".

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